paranormal activity è veramente così spaventoso?

venerdì 12 febbraio 2010

il figlio più piccolo

E’ un ritratto cinico ed amaro quello che fa Pupi Avati dell’Italia di oggi con Il Figlio più Piccolo. L’Italia dei furbetti del quartierino, delle scatole cinesi finanziarie, l’Italia di un padre pronto a tutto pur di continuare a galleggiare in un mare di illegalità, tra appoggi politici, mazzette e ‘favori personali’, in un continuo e perenne baratto di aiutini, capaci di farti tirare a campare, fino a quando ovviamente la corda si spezza.
Portando in sala i giorni nostri, partendo dalla Bologna del 1992, Avati disegna così un paese terribile, allo sfascio, affidandosi ad una serie di personaggi tanto distanti l’uno dall’altro, nell’essere o troppo buoni o troppo “merde”, da costruirci sopra l’intera storia, che finisce però per non colpire nel segno. Troppe le imprecisioni registiche, troppo poco “realmente interessante” (o anche solo emozionante) la trama, che non è né commedia né dramma, e troppi i finali, ovviamente fastidiosamente “buonisti” come solo il cinema italiano (purtroppo) riesce a fare. In sostanza un film che non decolla, anche se trascinato da un ottimo Christan De Sica, finalmente tornato a fare il suo mestiere: l’attore.

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