
Mentre Alvin dimostra di avere poco a cuore i due fratelli, per colpa di un eccesso di egocentrismo, assistiamo all’ascesa delle tre alter-ego femminili che vengono sfruttate dal perfido ex-manager dei Chipmunk, con l’unico motivo di farlo tornare nel mondo della musica che conta. Le Chipette, ribaltamento femminile dei protagonisti fatto con la carta carbone, vivono una parabola che potrebbe ricordare quella descritta dal film Dreamgirls (ispirate alle Supremes), il gruppo che rischia di sfaldarsi per via di un drastico cambiamento degli equilibri a favore della front-girl Brittany.
Il messaggio è decisamente ovvio e moralista. L’egoismo è un peccato che rischia di rovinare rapporti saldi come quelli di fratelli e sorelle. Strano però come questo messaggio sia veicolato da un film che pone (anche nel titolo) Alvin davanti ai suoi fratelli, quello secchione con gli occhiali e quello tenero e grassoccio. Il pubblico di riferimento (under 10) è fortemente propenso all’immedesimazione nei personaggi del film, ovvio che il rosso Alvin (così come per Brittany, al femminile) ha una forza di coinvolgimento molto maggiore rispetto ai due fratelli. Siamo tutti uguali, ma forse qualcuno è più uguale (o addirittura meglio) degli altri.
Un film di perfetto intrattenimento per il pubblico più giovane, si legge in rete e sui giornali. In effetti i ritmi e le gag sono adatti a tenere viva l’attenzione di questi piccoli spettatori facilmente propensi alla distrazione. L’adulto accompagnatore però potrebbe farsi molte domande su questo film (come esempio di un trend molto di moda). Fateci caso, ma negli ultimi anni il cinema (e la tv) per ragazzi è dominato dal “fattore X”. Dai più piccoli (pensate al fenomeno tv de Il mondo di Patty) fino a quelli tardo adolescenziali sono tutti accomunati dal sogno di diventare una pop star, di ballare e cantare per diventare famosi a qualsiasi costo. Il sogno di diventare un astronauta non esiste più e quelli bravi nello sport sono solo bulli antipatici.
Ma i bambini vogliono questo davvero o questa esigenza dipende da quanto sono bombardati con messaggi di questo tipo?
Il messaggio è decisamente ovvio e moralista. L’egoismo è un peccato che rischia di rovinare rapporti saldi come quelli di fratelli e sorelle. Strano però come questo messaggio sia veicolato da un film che pone (anche nel titolo) Alvin davanti ai suoi fratelli, quello secchione con gli occhiali e quello tenero e grassoccio. Il pubblico di riferimento (under 10) è fortemente propenso all’immedesimazione nei personaggi del film, ovvio che il rosso Alvin (così come per Brittany, al femminile) ha una forza di coinvolgimento molto maggiore rispetto ai due fratelli. Siamo tutti uguali, ma forse qualcuno è più uguale (o addirittura meglio) degli altri.
Un film di perfetto intrattenimento per il pubblico più giovane, si legge in rete e sui giornali. In effetti i ritmi e le gag sono adatti a tenere viva l’attenzione di questi piccoli spettatori facilmente propensi alla distrazione. L’adulto accompagnatore però potrebbe farsi molte domande su questo film (come esempio di un trend molto di moda). Fateci caso, ma negli ultimi anni il cinema (e la tv) per ragazzi è dominato dal “fattore X”. Dai più piccoli (pensate al fenomeno tv de Il mondo di Patty) fino a quelli tardo adolescenziali sono tutti accomunati dal sogno di diventare una pop star, di ballare e cantare per diventare famosi a qualsiasi costo. Il sogno di diventare un astronauta non esiste più e quelli bravi nello sport sono solo bulli antipatici.
Ma i bambini vogliono questo davvero o questa esigenza dipende da quanto sono bombardati con messaggi di questo tipo?

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